Qui finisce la mia avventura, ringrazio tutti quelli che mi sono stati vicini, che hanno apprezzato il sangue che ho sputato, grazie a chi mi ha sempre guardato negli occhi, grazie a chi ha capito che le mie lacrime sono sempre state vere, grazie a chi ha sempre detto che la mia musica è stupenda ma non è mai venuto a vedermi dal vivo, preferendo becere discoteche o squallidi divani di casa davanti a squallide TV.
Auguro ai musicisti veri, quelli che hanno stravolto tristi realtà, quelli che urlano la loro rabbia, di resistere, di persistere, di lottare e di farlo anche per me.
L'arte è eterna, non dura solo "a novembre".
Pace e rivoluzione
Ilenia Volpe
Listen to my music:
domenica 24 maggio 2009
mercoledì 21 gennaio 2009
L'annata delle (ri)scoperte
Diamo ragione a chi ha stabilito che un anno è formato mediamente da 365 giorni, da consumarsi preferibilmente entro il 31 dicembre.
E poi, diciamolo.. 2008.. che brutto numero, 2009 è molto più figo, questa zampetta sospesa verso il basso, crea fascino.
Sempre a dirti che il mondo è un ovale chiuso, le ruote cerchi chiusi, i palloni sfere chiuse, le nostre teste involucri chiusi (da verificare gli interni).
Questo è il punto (che è un pallino chiuso):
un'annata di scoperte e riscoperte
il "rumore" del mare ad accompagnare l'illusione di una vacanza infinita.
una sorellina dolce, una perla, una rarità nell'era della "fattoria" delle volgarità, che prende la sua prima cotta.
un amico che mi sostiene e sostiene che mai niente e nessuno potrà spezzare il nostro cordone ombelicale.
la crisi di fronte a chi punta il dito ancor prima di aver verificato la stabilità delle proprie gambe.
le emozioni di 4 ragazzi, bambini nei loro sguardi gioiosi.
un padre segretamente sveglio negli orari sballati della mia vita.
una madre insegnante di scuole e di vita, possente davanti ai baratri, fragile di fronte all'infinito
tu che continui a urlare silenziosamente i tuoi demoni.
io, disabituata a guardare indietro, mi guardo le mani e riscopro le linee dei miei sorrisi. Punto.
E poi, diciamolo.. 2008.. che brutto numero, 2009 è molto più figo, questa zampetta sospesa verso il basso, crea fascino.
Sempre a dirti che il mondo è un ovale chiuso, le ruote cerchi chiusi, i palloni sfere chiuse, le nostre teste involucri chiusi (da verificare gli interni).
Questo è il punto (che è un pallino chiuso):
un'annata di scoperte e riscoperte
il "rumore" del mare ad accompagnare l'illusione di una vacanza infinita.
una sorellina dolce, una perla, una rarità nell'era della "fattoria" delle volgarità, che prende la sua prima cotta.
un amico che mi sostiene e sostiene che mai niente e nessuno potrà spezzare il nostro cordone ombelicale.
la crisi di fronte a chi punta il dito ancor prima di aver verificato la stabilità delle proprie gambe.
le emozioni di 4 ragazzi, bambini nei loro sguardi gioiosi.
un padre segretamente sveglio negli orari sballati della mia vita.
una madre insegnante di scuole e di vita, possente davanti ai baratri, fragile di fronte all'infinito
tu che continui a urlare silenziosamente i tuoi demoni.
io, disabituata a guardare indietro, mi guardo le mani e riscopro le linee dei miei sorrisi. Punto.
domenica 2 novembre 2008
Voi avete paura di Bob Marley
Facile dire "è matta", troppo semplice pensare a una crisi di nervi.. io credo semplicemente fosse ubriaca o forse fumata o forse... forse aveva bisogno di farsi sentire.
Con quel cappello di lana, un giacchetto di pelle, occhiaie accentuate, brutta, si, decisamente brutta; a tratti fastidiosa, perchè non c'è bisogno di urlare, mai, se non su un palco.
L'autunno mi è anonimo, non c'è troppo sole, non fà troppo freddo; si, odio l'inverno ma almeno mi ispira un sentimento, l'autunno no.
Ma sono serate come queste, gli incontri con una "matta" che possono riscaldare una statuaria stagione.
Urlava, sempre, non si fermava mai: "Voi, dico VOIIIIII, non avete capito nulla, VOI non sapete che è meglio il male minore. Non potete capire, perchè voi avete paura di Bob Marley".
Ci scriverò una canzone, ma comunque io, di Bob, non ho mai avuto paura.. ma VOI, tanto, non potete capire.
Con quel cappello di lana, un giacchetto di pelle, occhiaie accentuate, brutta, si, decisamente brutta; a tratti fastidiosa, perchè non c'è bisogno di urlare, mai, se non su un palco.
L'autunno mi è anonimo, non c'è troppo sole, non fà troppo freddo; si, odio l'inverno ma almeno mi ispira un sentimento, l'autunno no.
Ma sono serate come queste, gli incontri con una "matta" che possono riscaldare una statuaria stagione.
Urlava, sempre, non si fermava mai: "Voi, dico VOIIIIII, non avete capito nulla, VOI non sapete che è meglio il male minore. Non potete capire, perchè voi avete paura di Bob Marley".
Ci scriverò una canzone, ma comunque io, di Bob, non ho mai avuto paura.. ma VOI, tanto, non potete capire.
giovedì 2 ottobre 2008
Un lavoro e una chitarra
Sono anni che mi dispero andando a "lavoro", quello che si svolge solitamente controvoglia, adagiandoti su una poltrona di una scrivania di un ufficio di un palazzo di una città dove il traffico rende anonimi anche la macchina più stramba e il pedone più audace.
Sono anni che mi domando a cosa serva la TV, se non a sviarci da una realtà ben più grezza, sterile e incatenata in una soap opera dove regnano inciuci bellici, incuranti del Valore, ma cos'è poi ora il Valore...
Anni in cui mi è stato detto di tapparmi il naso, di scendere a compromessi, "ma no, vedrai che tu ce la farai", "abbi pazienza".
Anni di stipendi messi da parte, di noia, di sonno, di sogni: ora ho la mia Fender Jaguar '65, almeno ho dato un senso a questi anni e vaffanculo!
Sono anni che mi domando a cosa serva la TV, se non a sviarci da una realtà ben più grezza, sterile e incatenata in una soap opera dove regnano inciuci bellici, incuranti del Valore, ma cos'è poi ora il Valore...
Anni in cui mi è stato detto di tapparmi il naso, di scendere a compromessi, "ma no, vedrai che tu ce la farai", "abbi pazienza".
Anni di stipendi messi da parte, di noia, di sonno, di sogni: ora ho la mia Fender Jaguar '65, almeno ho dato un senso a questi anni e vaffanculo!
mercoledì 20 agosto 2008
Roma brucia! (by Aeffe)
La realtà della scena underground musicale "poetizzata" da Fedele Asnaghi!
ROMA BRUCIA!
Roma brucia!
Brucia, da Setteville a Centocelle.
Brucia, negli scantinatie nei box affittati.
Brucia, sotto i tacchidi gente coi paraocchi.
Roma brucia!
Brucia, dietro lo sguardo incazzato
e il dito medio alzato.
Brucia, nei locali affollati
e nei quartieri isolati.
Brucia, nell riff e nell'accordo
pensati in auto sul raccordo.
Roma brucia!
Brucia, nelle foto ammiccanti
e nelle menti brillanti.
Brucia, nei sogni etilici
e nei miti angelici.
Brucia, nelle dita veloci
e nelle voci feroci.
Romani, Italiani, tremate!
Pronte son già le armate
con le armi imbracciate!
Armi che sparano suoni,
che scuotono, al par dei tuoni.
Parole che graffiano il Cuore,
parole di rabbia e speranza e amore.
La sentite nell'aria?
Sentite la passione che brucia?
Che brucia la città,
l'incendia, senza pietà...
Fedele Asnaghi
ROMA BRUCIA!
Roma brucia!
Brucia, da Setteville a Centocelle.
Brucia, negli scantinatie nei box affittati.
Brucia, sotto i tacchidi gente coi paraocchi.
Roma brucia!
Brucia, dietro lo sguardo incazzato
e il dito medio alzato.
Brucia, nei locali affollati
e nei quartieri isolati.
Brucia, nell riff e nell'accordo
pensati in auto sul raccordo.
Roma brucia!
Brucia, nelle foto ammiccanti
e nelle menti brillanti.
Brucia, nei sogni etilici
e nei miti angelici.
Brucia, nelle dita veloci
e nelle voci feroci.
Romani, Italiani, tremate!
Pronte son già le armate
con le armi imbracciate!
Armi che sparano suoni,
che scuotono, al par dei tuoni.
Parole che graffiano il Cuore,
parole di rabbia e speranza e amore.
La sentite nell'aria?
Sentite la passione che brucia?
Che brucia la città,
l'incendia, senza pietà...
Fedele Asnaghi
venerdì 11 luglio 2008
Viaggi, colori, incanti
Amo i viaggi, le fughe da gabbie e ferite, le partenze sofferte ed inopportune.
Gli odori delle stazioni, il brusio dei partenti che per loro potresti anche strisciare tanto "ho un treno da prendere", le braccia aperte e gli occhi sbarrati di chi attende.
Figli che tornano da "esperienze di vita", fidanzati ingabbiati in "rapporti-a-distanza", i nipotini donati al calore dei nonni che scongiurano l'arrivo di settembre, sigarette, ritardi, "taxi!", quei caffè disgustosi in tazzine disgustose, gustose scene da circo, circostanze, vagoni sovraffollati "tanto io ho la prenotazione", "taxi!".
Uno zainetto, la bellezza dell'essenziale, una chitarra, l'amore indelebile, quello dentro la pelle, quello che "uccidimi tanto ho la musica", uccidimi tanto è lei che mi tiene in vita.
Luoghi nuovi, persone nuove, "si, ci sono ancora persone dolci", strade, la riscoperta dei particolari, la colazione consumata con inedita calma, una stanza d'albergo eccessivamente grande ma "ogni tanto fà bene l'eccesso", "altro che cesso, questo si che è un bagno!".
E poi quel palco, i miei viaggi ormai musicali, musicanti, canti ed incanti, "ebbene si, hai ancora questa forza, mi incanti".
Gli odori delle stazioni, il brusio dei partenti che per loro potresti anche strisciare tanto "ho un treno da prendere", le braccia aperte e gli occhi sbarrati di chi attende.
Figli che tornano da "esperienze di vita", fidanzati ingabbiati in "rapporti-a-distanza", i nipotini donati al calore dei nonni che scongiurano l'arrivo di settembre, sigarette, ritardi, "taxi!", quei caffè disgustosi in tazzine disgustose, gustose scene da circo, circostanze, vagoni sovraffollati "tanto io ho la prenotazione", "taxi!".
Uno zainetto, la bellezza dell'essenziale, una chitarra, l'amore indelebile, quello dentro la pelle, quello che "uccidimi tanto ho la musica", uccidimi tanto è lei che mi tiene in vita.
Luoghi nuovi, persone nuove, "si, ci sono ancora persone dolci", strade, la riscoperta dei particolari, la colazione consumata con inedita calma, una stanza d'albergo eccessivamente grande ma "ogni tanto fà bene l'eccesso", "altro che cesso, questo si che è un bagno!".
E poi quel palco, i miei viaggi ormai musicali, musicanti, canti ed incanti, "ebbene si, hai ancora questa forza, mi incanti".
martedì 20 maggio 2008
16 Maggio 2008: Ilenia Volpe Live@Metromondo, Milano (recensione by AEFFE)
lunedì, maggio 19, 2008
Milano by night (o, se volete Milano da bere...)
Venerdì sera. Milano. Siamo a Maggio, ma sembra Novembre. "November Rain" cantavano i Guns in macchina,mentre giungevamo qui, e nulla è più azzeccato... Il locale è caldo e accogliente. Dalle pareti ci guardano eroi e bambini. Lefiammelle danzano sui tavolini, e la sangria fa il resto.E poi viene il momento. Loro salgono sul palco; lui defilato, dietro la sua inseparabile compagna. Lei, ci guarda, sorride e poi fa la cosa per la quale è nata. Musica. "...mi nascondo dietro ardui silenzi..." ma la chitarra, che sembra un'estensione naturale del suo corpo, tanto è un tutt'uno con lei, parla...Eccome se parla. Nella sala è silenzio: nessun chiacchiericcio soffuso, nessun brusio. Tutti trattengono il respiro, aspettano che l'ultima nota sia sfumata... e poi esplodono, alla fine del primo pezzo. E del secondo...e del terzo... e così via. Ad un certo punto non c'è più luogo, non c'è più spazio: ci sono solo le loro note e la sua voce. In un attimo le dita affusolate che scorrono lungo il manico della chitarra, e quelle che corrono sui tasti neri e bianchi della tastiera, diventano un'unica cosa: un'enorme mano guidata da una sintonia straordinaria, da un gioco di sguardi, da occhi guizzanti... C'è tempo anche per un fuori programma con un'amica del pubblico... E poi si riprende, tra scatti punk-grunge e pezzi talmente emozionanti, che pure il cielo di Milano fa cadere le sue lacrime sulle vetrate sopra di noi... E poi la musica finisce. La gente rimane immobile: vorrebbe non finisse mai, ma le regole son queste...Anche se, ne son sicuro, la mattina dopo svegliandosi, la sua voce risuonerà nelle loro orecchie, come canto di Sirena, che non si può scordare...E' sabato ormai, e adesso pure il cielo di Milano è risollevato e non piange più.... Una serata splendida, quella di venerdì. Una serata di pioggia di Maggio, di gatti calciatori e cervelli da 70.000 euro. Di fotomontaggi e massaie ungheresi. Di sangria e riti scaramantici. Di grandi uomini alle pareti e grandi donne sul palco.Di cerate con le fragole e sedie impilate. Di scale mobili e magma. Di chitarre e tastiere. Di band tributo ad Orietta Berti ed emuli femminili di Ben Harper. Di canzoni donate attorno ad un tavolino e di dita che danzano su corde tese. Di bottiglie vuote e piedi lunghi. Di chilometri percorsi e pesi da portare. Di sorrisi e commozione. Di occhi e capelli. Di alcool e Navigli. Di strade e uova. Di sigatte perfette e persone stupende.RINGRAZIAMENTI:Ringrazio tutti i ragazzi e la ragazza de il circolo ARCI METROMONDO; grazie per la Sangria e l'accoglienza. Un grazie a Fege, per l'organizzazione e per averci dato la possibilità di conoscere questi artisti. Grazie ai Physique du Roll, per averci allietato, ma soprattutto per aver fatto un pezzo intitolato INTERISTA. Grazie ad Ale Biase, che c'ha donato una perla insapettata. Grazie ad Alex, per essersi fidato di me ed aver condiviso queste emozioni. Grazie a Fabrizio, per le sue battute fulminanti, la sua simpatia, e per quello che sa far venir fuori con le sue dita. Ed infine, grazie a lei, ad ILENIA VOLPE, per le emozioni che sempre riesce a trasmettermi, e soprattutto, per la Persona che E'.
Milano by night (o, se volete Milano da bere...)
Venerdì sera. Milano. Siamo a Maggio, ma sembra Novembre. "November Rain" cantavano i Guns in macchina,mentre giungevamo qui, e nulla è più azzeccato... Il locale è caldo e accogliente. Dalle pareti ci guardano eroi e bambini. Lefiammelle danzano sui tavolini, e la sangria fa il resto.E poi viene il momento. Loro salgono sul palco; lui defilato, dietro la sua inseparabile compagna. Lei, ci guarda, sorride e poi fa la cosa per la quale è nata. Musica. "...mi nascondo dietro ardui silenzi..." ma la chitarra, che sembra un'estensione naturale del suo corpo, tanto è un tutt'uno con lei, parla...Eccome se parla. Nella sala è silenzio: nessun chiacchiericcio soffuso, nessun brusio. Tutti trattengono il respiro, aspettano che l'ultima nota sia sfumata... e poi esplodono, alla fine del primo pezzo. E del secondo...e del terzo... e così via. Ad un certo punto non c'è più luogo, non c'è più spazio: ci sono solo le loro note e la sua voce. In un attimo le dita affusolate che scorrono lungo il manico della chitarra, e quelle che corrono sui tasti neri e bianchi della tastiera, diventano un'unica cosa: un'enorme mano guidata da una sintonia straordinaria, da un gioco di sguardi, da occhi guizzanti... C'è tempo anche per un fuori programma con un'amica del pubblico... E poi si riprende, tra scatti punk-grunge e pezzi talmente emozionanti, che pure il cielo di Milano fa cadere le sue lacrime sulle vetrate sopra di noi... E poi la musica finisce. La gente rimane immobile: vorrebbe non finisse mai, ma le regole son queste...Anche se, ne son sicuro, la mattina dopo svegliandosi, la sua voce risuonerà nelle loro orecchie, come canto di Sirena, che non si può scordare...E' sabato ormai, e adesso pure il cielo di Milano è risollevato e non piange più.... Una serata splendida, quella di venerdì. Una serata di pioggia di Maggio, di gatti calciatori e cervelli da 70.000 euro. Di fotomontaggi e massaie ungheresi. Di sangria e riti scaramantici. Di grandi uomini alle pareti e grandi donne sul palco.Di cerate con le fragole e sedie impilate. Di scale mobili e magma. Di chitarre e tastiere. Di band tributo ad Orietta Berti ed emuli femminili di Ben Harper. Di canzoni donate attorno ad un tavolino e di dita che danzano su corde tese. Di bottiglie vuote e piedi lunghi. Di chilometri percorsi e pesi da portare. Di sorrisi e commozione. Di occhi e capelli. Di alcool e Navigli. Di strade e uova. Di sigatte perfette e persone stupende.RINGRAZIAMENTI:Ringrazio tutti i ragazzi e la ragazza de il circolo ARCI METROMONDO; grazie per la Sangria e l'accoglienza. Un grazie a Fege, per l'organizzazione e per averci dato la possibilità di conoscere questi artisti. Grazie ai Physique du Roll, per averci allietato, ma soprattutto per aver fatto un pezzo intitolato INTERISTA. Grazie ad Ale Biase, che c'ha donato una perla insapettata. Grazie ad Alex, per essersi fidato di me ed aver condiviso queste emozioni. Grazie a Fabrizio, per le sue battute fulminanti, la sua simpatia, e per quello che sa far venir fuori con le sue dita. Ed infine, grazie a lei, ad ILENIA VOLPE, per le emozioni che sempre riesce a trasmettermi, e soprattutto, per la Persona che E'.
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